Informazioni al consumatore nei contratti a distanza

Regime giuridico dei contratti a distanza:

Il Codice del Consumo, modificato dalla legge Hamon del 2014, definisce i contratti a distanza come “qualsiasi contratto concluso tra un professionista e un consumatore nel quadro di un sistema organizzato di vendita o di prestazione di servizi a distanza, senza la presenza fisica e simultanea del professionista e del consumatore”.

I contratti a distanza sono soggetti allo stesso regime di informazione precontrattuale dei contratti negoziati fuori sede.

Per tutti i contratti conclusi tra un professionista e un consumatore esiste un obbligo generale di informazione precontrattuale. Questo obbligo è stato rafforzato dalla Legge Hamon del 2014, che conferisce nuovi diritti ai consumatori, rafforzando le loro informazioni con ulteriori menzioni obbligatorie.

DATI RELATIVI ALLA SOSTANZA DEL CONTRATTO

Devono essere fornite informazioni essenziali sull’oggetto del contratto, ossia sull’oggetto della vendita o della prestazione del servizio. Queste informazioni sono:

  1. Le caratteristiche essenziali del bene o del servizio, nonché la descrizione precisa dello/gli stesso/i.
  2. L’esistenza e l’attuazione di garanzie e altre condizioni contrattuali.
  3. Il prezzo del bene o del servizio
  4. La data o il periodo entro il quale il professionista si impegna a consegnare il bene o eseguire il servizio.

In assenza di specifiche disposizioni, i beni devono essere consegnati e i servizi devono essere eseguiti entro 30 giorni dalla conclusione del contratto.

DATI RELATIVI AL PROFESSIONISTA

Il professionista deve fornire al consumatore tutte le informazioni relative alla sua identità e che ne consentano l’identificazione:

  • Identità del professionista
  • Contatti postali, telefonici e di posta elettronica
  • Le sue attività, se non emergono dal contesto
  • La sua interoperabilità

DATI RELATIVI AL DIRITTO DI RECESSO

Nei contratti a distanza, il consumatore può avere un diritto di recesso, ossia il diritto di rinunciare alla vendita o alla prestazione del servizio e quindi di annullarlo, entro un periodo di tempo limitato e senza dover motivare il proprio cambiamento di idea o pagare penali.

Se previsto il diritto di recesso, il professionista/venditore deve indicare il termine e le modalità di esercizio di tale diritto (di norma 14 giorni dal ricevimento della merce o dalla conclusione del contratto). Si noti che questo periodo può essere esteso automaticamente a 12 mesi se il professionista non ha informato il consumatore dell’esistenza del diritto di recesso.

Il professionista deve inoltre fornire un certo numero di informazioni prima della conclusione del contratto, compreso il diritto di recesso, secondo una formulazione chiara e comprensibile. In caso di esercizio del diritto di recesso, il modulo di ritiro del prodotto deve essere fornito come documento separato.

Inoltre, è previsto l’obbligo di chiarire i casi in cui il diritto di recesso non può essere esercitato o le circostanze in cui il consumatore rischia di perdere il diritto, così come di indicare i costi che il consumatore dovrà sostenere se esercita il diritto di recesso:

  • Costi di restituzione della merce.
  • Costi di recesso da un contratto di fornitura di servizi o forniture.

SANZIONI PER IL MANCATO RISPETTO DI QUESTO OBBLIGO

La fornitura delle informazioni sopra sinteticamente esposte è una specifica responsabilità del professionista/venditore, che avrà l’onere di dimostrare di avere correttamente operato. In caso di mancato rispetto dell’obbligo di informazione, il venditore è passibile di sanzioni amministrative.

L’abuso di posizione dominante

L’abuso di posizione dominante può essere definito come un comportamento anticoncorrenziale posto in essere da un’impresa o da un gruppo di imprese, che occupano una posizione centrale in un determinato mercato. Il comportamento anticoncorrenziale è volto a impedire, limitare o distorcere la concorrenza in uno specifico mercato di riferimento.

Tale infrazione è disciplinata dall’articolo 420-2 del Codice del Commercio francese, nonché dal diritto comunitario (art. 102 del TFUE) in caso di ripercussione degli effetti della condotta incriminata sul commercio intracomunitario.

I presupposti per la costituzione dell’infrazione sono tre:

  • L’esistenza di una posizione dominante
  • L’abuso di questa posizione
  • L’esistenza di un oggetto o di un effetto restrittivo sulla concorrenza

POSIZIONE DOMINANTE:

Una posizione dominante equivale a una posizione di forza economica in un determinato mercato, che consente di alterare il normale corso della concorrenza. Questa posizione di forza economica consente quindi all’impresa che la detiene di ostacolare una normale concorrenza effettiva, con ripercussioni sulle altre imprese dello stesso mercato, sui clienti, sui distributori e, infine, sui consumatori finali.

Un’azienda con un’elevata quota di mercato non occupa necessariamente una posizione dominante: è necessario che, oltre al suo peso economico, abbia altri vantaggi che le conferiscano una posizione “di superiorità” rispetto alle concorrenti.

Esempi di elementi che possono essere utilizzati per caratterizzare la dominanza di un operatore all’interno di un mercato sono:

  • Posizione di monopolio (casi di posizione dominante superiore)
  • Forte vantaggio tecnologico rispetto alle altre aziende del mercato
  • Possibilità di aumentare i prezzi dei prodotti o dei servizi senza temere la perdita di clienti.
  • Aziende che detengono marchi che hanno una fama molto elevata tra i consumatori.

SFRUTTAMENTO ABUSIVO:

L’articolo 420-2 del Codice del Commercio francese contiene un elenco di comportamenti abusivi:

  • Rifiuto di vendita
  • Vendite vincolate
  • Condizioni di vendita discriminatorie
  • Interruzione dei rapporti commerciali stabiliti per il solo fatto che il partner rifiuta di sottostare a condizioni commerciali ingiustificate.

Lo stesso vale per l’articolo 102 del TFUE:

  • Imposizione di condizioni commerciali inique
  • Limitazione della produzione, dei mercati o dello sviluppo tecnico a scapito del consumatore.

Questi elenchi di comportamenti non sono esaustivi.

Più in generale, l’abuso può essere caratterizzato come:

Comportamento illecito

Questi comportamenti sono già di per sé contro la legge, cioè costituiscono dei reati. Se commessi da un’impresa che detiene una posizione dominante, costituiscono un abuso di posizione dominante.

I comportamenti caratterizzati da concorrenza sleale rientrano in questa categoria.

Comportamento abusivo da parte di un’impresa in posizione dominante:

In pratica, queste operazioni non sono anticoncorrenziali quando sono effettuate da un’azienda con poco peso sul mercato. Lo diventano quando sono svolte da un’azienda in posizione dominante.

Tali comportamenti sono generalmente quelli che superano i limiti della normale concorrenza e che mirano a eliminare concorrenti effettivi o potenziali o a ottenere vantaggi ingiustificati.

SCOPO O EFFETTO RESTRITTIVO

Solo un danno sensibile alla concorrenza può caratterizzare una pratica anticoncorrenziale, che a sua volta permette di caratterizzare un abuso di posizione dominante.

Questa sensibile violazione implica un certo rischio di possibili conseguenze.

Relazione causale

Deve esistere una relazione causale tra la posizione dominante detenuta dall’impresa e l’abuso ad essa imputato. In effetti, è l’esistenza di una posizione dominante che consente all’imprese di sviluppare questi comportamenti che modificano il mercato.

Impatto sul mercato

La giurisprudenza europea stabilisce che l’infrazione si configura nel momento in cui viene individuato il comportamento restrittivo della concorrenza. Non è necessario che gli effetti si siano già verificati, anche le conseguenze potenziali sono sanzionabili.

CASI DI ESENZIONE

L’articolo L. 420-4 del Codice del Commercio prevede due casi di esenzione:

Quando le pratiche derivano dall’applicazione di un testo legislativo o di un testo normativo preso in considerazione per la sua applicazione.

Quando gli autori delle pratiche possono giustificare che quest’ultime hanno per effetto di garantire il progresso economico.

La dichiarazione di insinuazione al passivo di una società soggetta a procedura concorsuale in Francia

REGIME DELLE INSINUAZIONI AL PASSIVO FALLIMENTARE

INSINUAZIONI SOGGETTE A DICHIARAZIONE

  1. Tutti i crediti sorti prima della sentenza di apertura della procedura = Per determinare la data di insorgenza di un credito, si deve prendere in considerazione l’evento che ha dato origine al credito; non è importante il momento in cui il credito diventa esigibile.
  2. L’insinuazione al passivo deve essere presentata anche se il credito non risulta ancora accertato da un titolo (se il creditore sta ottenendo un titolo, deve menzionare nella sua dichiarazione il tribunale adito).
  3. Crediti successivi che sono sorti regolarmente e non beneficiano di un trattamento preferenziale = crediti che non sono sorti ai fini della procedura o del periodo di osservazione o in cambio di un servizio fornito al debitore durante tale periodo.

INSINUAZIONI ESENTI DA DICHIARAZIONE

  1. Crediti di dipendenti (procedura speciale per la definizione e la registrazione dei crediti salariali).
  2. Creditori ammessi al passivo di una precedente procedura, che si è conclusa con un piano di salvaguardia o di recupero risolto.
  3. Crediti alimentari (= crediti derivanti dalle necessità quotidiane del debitore)
  4. Creditori successivi respinti dall’elenco dei creditori successivi privilegiati
  5. Creditori presenti nell’elenco stilato alla data di apertura di una salvaguardia finanziaria accelerata.

Il creditore

  • Azienda: rappresentante legale (direttore/amministratore delegato o presidente di una società per azioni, liquidatore…)
  • Comune: addetto contabilità pubblica
  • Condominio: amministratore

Un addetto/dipendente del creditore

Possibilità di dichiarazione da parte di un qualsiasi agente del creditore scelto da quest’ultimo
Necessità di una delega di potere / Possibilità per il delegato di subdelegare il potere di dichiarare i crediti nella misura in cui la delega lo autorizza a  subdelegare tale potere
Prova della delega con qualsiasi mezzo fino al giorno della decisione del giudice

In assenza di delega o di potere speciale:

Possibilità per il creditore di ratificare la dichiarazione fatta a suo nome fino alla decisione del giudice sull’ammissione. In caso di mancata ratifica, il reclamo viene respinto.

Un rappresentante/procuratore del creditore

  • Possibilità di dichiarazione da parte di un delegato scelto dal creditore
  • Necessità di una procura speciale per dichiarare prima della scadenza del periodo di dichiarazione
  • Prova del mandato fino al giorno della decisione del giudice
  • Possibilità per il rappresentante autorizzato di delegare il potere di dichiarazione a uno dei suoi agenti

Eccezione: l’avvocato è esonerato da un potere speciale di dichiarazione.

FORMA DELLA DICHIARAZIONE

Non ci sono norme specifiche. È sufficiente:

  • forma scritta
  • documentazione di supporto
  • una dichiarazione che esprima in modo inequivocabile l’intenzione del creditore di richiedere il pagamento del proprio credito nell’ambito del procedimento.

CONTENUTO DELLA DICHIARAZIONE

  1. Importo del credito dovuto il giorno della sentenza di apertura con indicazione degli importi dovuti e della data del loro pagamento
  2. Metodo di calcolo degli interessi il cui corso non sia stato fissato
  3. Crediti per i quali l’importo non è ancora definitivo: dichiarazione sulla base di una valutazione massima di quanto il creditore potrebbe avere diritto a percepire
  4. Crediti in valuta estera: conversione in euro al tasso di cambio alla data della sentenza di apertura della procedura.
  5. Natura di qualsiasi pegno o diritto di garanzia collegato al credito
  6. Crediti derivanti da un titolo esecutivo: certificazione sincera da parte del creditore. Possibilità per il curatore fallimentare di richiedere il visto del revisore dei conti o, in mancanza di questo, del commercialista
  7. Crediti non derivanti da un titolo di proprietà: prova dell’esistenza e dell’importo del credito
  8. Credito oggetto di contenzioso (procedimento pendente all’avvio della procedura concorsuale): indicazione del tribunale adito
  9. Necessità di allegare documenti giustificativi: possibilità di produrre copie/possibilità per il rappresentante di richiedere la produzione di documenti che non sono stati allegati

DESTINATARIO DELLA DICHIARAZIONE

  • Se procedura di « Sauvegarde » ou « redressement judiciaire »: dichiarazione indirizzata al « mandataire judiciaire »
  • Se « Liquidation » : liquidatore
  • In presenza di più «mandataires judiciaire »: la dichiarazione può essere indirizzata, a scelta dell’istante, a ciascuno di essi.

TERMINI PER EFFETTUARE LA DICHIARAZIONE

Creditori precedenti

  • Principio: dichiarazione entro 2 mesi dalla pubblicazione della sentenza di apertura nel BODACC (Gazzetta Ufficiale Annunci Civili e Commerciali)
  • Creditore domiciliato al di fuori della Francia: 4 mesi dalla pubblicazione della sentenza di apertura nel BODACC
  • Apertura da parte di un tribunale di un dipartimento o di una collettività d’oltremare: 4 mesi dalla pubblicazione della sentenza di apertura nel BODACC.

Creditori successivi

  • 2 mesi dalla data di scadenza del reclamo

Creditori con interessi di garanzia o contratti pubblicati

  • Notifica personale o, se del caso, di domicilio eletto dei creditori che detengono un titolo o un contratto pubblicato per dichiarare il loro credito
  • Avvertimento da parte del rappresentante giudiziario entro 15 giorni dalla sentenza di apertura, per lettera o raccomandata
  • Avvertenza che riproduce le disposizioni legali e regolamentari relative ai termini e alle formalità da osservare per la dichiarazione dei crediti, per la richiesta di sgravio dal pignoramento e per le azioni di recupero e restituzione + norme relative alla nomina dei revisori dei conti + elenco degli atti processuali che possono essere comunicati per via elettronica tramite il portale elettronico
  • Dichiarazione entro 2 mesi dalla notifica dell’avviso

Se non ci sono avvisi o avvisi irregolari, il termine di reclusione non può iniziare a decorrere.

SUPERAMENTO DEL TERMINE DI DICHIARAZIONE

Il creditore non può partecipare ai dividendi o alle distribuzioni = il credito non è opponibile alla procedura collettiva = il credito si estingue > Possibilità di un’azione per rimuovere la preclusione.

Motivi dell’azione per rimuovere la preclusione

I creditori devono dimostrare che il loro inadempimento non è loro imputabile, in quanto dovuto ad un’omissione volontaria da parte del debitore nel redigere l’elenco dei creditori.

In questo caso si ricorre al giudice fallimentare, entro e non oltre il termine di 6 mesi che decorre:

  • In linea di principio generale, dalla data di pubblicazione della sentenza di apertura della procedura.
  • Per i dipendenti a partire dalla scadenza del periodo in cui sono garantiti i crediti derivanti dal contratto di lavoro
  • Per i creditori con un diritto di garanzia o un contratto pubblicato, a partire dalla data di ricezione dell’avviso loro inviato

Il termine è stato esteso a un anno per i creditori che non sono riusciti a ottenere informazioni sul loro credito prima della scadenza del periodo di 6 mesi.

Rigetto dell’istanza di insinuazione tardiva al passivo fallimentare

  • Invalidità del reclamo contro il procedimento collettivo

Insinuazione tardiva al passivo fallimentare

  • Se l’insinuazione tardiva viene concessa, il creditore ha un mese di tempo per dichiarare il proprio credito. La revoca della preclusione non implica l’accettazione del credito a priori, è quindi necessario procedere con una dichiarazione del credito al passivo della società con riapertura.

Dichiarazione del credito

  • Per il creditore che, tradizionalmente, deve dichiarare il proprio credito entro il termine di 2 mesi: 1 mese solo dalla notifica della decisione di revoca della preclusione
  • Per il creditore che ha “normalmente 4 mesi”: 2 mesi dalla notifica della decisione di revoca della preclusione

La determinazione del Giudice competente nei contenziosi in materia di locazione commerciale in Francia

Nell’ordinamento giuridico francese, le controversie che possono sorgere nel contesto di un contratto di locazione commerciale sono numerose e possono riguardare diversi elementi del contratto stesso.

La prima questione che si pone è quella della competenza giurisdizionale, che muta in ragione della specifica natura della controversia. Ciò rappresenta una significativa differenza rispetto al sistema giuridico italiano.

Passiamo ora in rassegna le diverse fattispecie.

Controversie relative a una disposizione del contratto di locazione commerciale:

Il tribunale giudiziario ha una competenza generale per le controversie che riguardano una disposizione del contratto di locazione commerciale come:

  • rinnovo del contratto di locazione; indennità di sfratto; indennità di occupazione ai sensi degli articoli da L 145-28 a L 145-30 del Codice di commercio francese; despecializzazione.

Il tribunale è competente per esaminare una domanda di fissazione del canone di locazione, se presentata insieme alla domanda principale.

Controversie di diritto comune relative ad una disposizione del contratto di locazione commerciale:

  • Il Tribunale commerciale è competente per le controversie relative a contratti di locazione commerciale o relative a società commerciali ed atti commerciali, che insorgono tra commercianti, istituti di credito o tra commercianti e istituti di credito.
  • Se il tribunale commerciale non è competente, la competenza è assegnata al tribunale giudiziario.

Controversie sul canone del contratto di locazione commerciale, a seguito di rinegoziazione o rinnovo

Il giudice competente è il presidente del tribunale giudiziario (juge des loyers) del luogo in cui è sito l’immobile, che ha una competenza specifica a meno che le parti non abbiano concordato diversamente.

Il “juge des loyers” ha competenza per interpretare le clausole del contratto di locazione e, in particolare, per determinare gli elementi di rivalutazione del valore locativo, che dipendono dalle clausole contrattuali.

Controversie sulla riduzione del canone di locazione o su oneri e lavori:

  • Rinvio facoltativo alla commissione di conciliazione dipartimentale (commission départementale de conciliation).

Francia: investire in nuda proprietà temporanea

La separazione temporanea tra usufrutto e nuda proprietà è un istituto previsto dal diritto francese, che consente ad un investitore di costituirsi un portafoglio immobiliare ottimizzando la tassazione e azzerando i rischi locativi.

Obiettivi dell’investimento:

  • Costituire un portafoglio immobiliare, senza assunzione dei rischi locativi, in una zona di forte richiesta
  • Ottenere uno sconto importante sul prezzo di acquisto, cui si accompagna un reddito futuro differito 
  • Azzerare le relative imposte patrimoniali, sia quelle francesi che italiane

Principio:

L’investitore acquisisce la nuda proprietà di un immobile il cui usufrutto, contrattualmente stabilito e per una durata limitata (generalmente di 15 anni), rimane in capo ad soggetto locatore “istituzionale”. Quest’ultimo assicura la gestione del bene e si occupa della manutenzione, dei lavori e del pagamento delle imposte. 

Al termine del periodo di c.d. “separazione temporanea” dei diritti reali sull’immobile, l’investitore recupera la piena proprietà dell’immobile, automaticamente e senza formalità, costi o tasse.

Fiscalità

Imposte sul reddito

L’investitore nudo proprietario non percepisce alcun reddito durante l’intero periodo di separazione e, conseguentemente, non paga alcuna imposta. Per altro verso, se l’investitore ha finanziato la sua acquisizione a credito, gli interessi del prestito possono essere dedotti dai redditi fondiari francesi che riceve altrove. Al termine della separazione (riunione in piena proprietà), il reddito percepito è tassabile nella categoria dei redditi fondiari secondo le norme del diritto comune francese e italiano (convenzione fiscale).

Tassazione dei beni

È responsabilità dell’usufruttuario dichiarare l’immobile al fisco francese per il suo valore di piena proprietà. Il nudo proprietario è pertanto esonerato dalle tasse patrimoniali francesi e italiane (taxes foncières, Impôt sur la Fortune Immobilière, IVIE) per la durata della separazione (principio dell’assenza di godimento del bene).

Tassazione delle plusvalenze

In caso di vendita, la plusvalenza realizzata è soggetta al regime delle plusvalenze immobiliari delle persone fisiche. Durante il periodo di separazione, la plusvalenza imponibile corrisponde alla differenza tra il prezzo di vendita della nuda proprietà e il valore della nuda proprietà alla data di acquisizione. Dopo la riunione in piena proprietà, la plusvalenza imponibile è determinata confrontando il prezzo di vendita della piena proprietà con il valore della piena proprietà alla data di acquisizione (principio della tassazione su valore giuridico costante). 

Tassazione in caso di donazione/successione

Durante il periodo di separazione, il nudo proprietario può trasmettere il suo diritto di nuda proprietà. In questo caso, il valore del diritto di nuda proprietà è stimato fiscalmente sulla base di un usufrutto temporaneo pari al 23% del valore della piena proprietà per ogni periodo di 10 anni, o frazione (“tranche”) ancora in corso. La valutazione fiscale non segue quindi il valore economico del diritto durante la separazione. Dopo la riunione in piena proprietà, il valore dell’immobile viene stimato secondo il metodo tradizionale per il calcolo dei diritti di trasferimento.

Vantaggi dell’investimento:

  • Il reddito locativo viene riconosciuto immediatamente con uno sconto sul valore di acquisto dell’immobile; questo sconto non sarà imponibile dopo la riunione dei diritti a termine.
  • Qualità dell’investimento assicurata dall’interesse da parte dell’usufruttario istituzionale ad acquistare un diritto reale a valore residuo nullo. 
  • Rivalutazione meccanica e automatica dell’investimento grazie alla riunione programmata in piena proprietà in base alle condizioni di mercato. 
  • Moltiplicazione dell’incremento del prezzo della piena proprietà, l’investimento è su una frazione del prezzo ma la rivalutazione di mercato è sul prezzo intero della piena proprietà.
  • L’investitore nudo proprietario non si assume alcun rischio di locazione o problemi di gestione.
  • Libertà di rivendita: non è richiesto un periodo minimo di detenzione.
  • Scelta della strategia di uscita: locazione, occupazione o vendita. 
  • Deduzione degli interessi passivi sui redditi fondiari francesi esistenti.
  • Azzeramento della tassazione patrimoniale francese (taxes foncières, IFI) e italiana (IVIE) nel periodo di separazione per il nudo proprietario.

Rischi e vincoli:

  • Liquidità relativa: i prezzi e i tempi di vendita variano a seconda dell’evoluzione del mercato immobiliare sia in regime di nuda proprietà che in piena proprietà.

Il mercato immobiliare francese ha una progressione storica dell’8,75% all’anno ed è in costante crescita.

Fonte : Conseil Général de l’Environnement et du Développement Durable

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